Storia

ITALIAN MANAGEMENT

Gli inizi

La World ju jitsu Federation Italia o Italian management Wjjf,  nasce nel 1985 per volontà di Maurizio Silvestri, all’epoca quarto dan. Silvestri, fino a quel momento ha fatto parte, insieme ad altri gruppi della Fiam-World ju.jitsu federation nella quale era entrato, su invito di Spartaco Bertoletti, nel 1978, poco dopo l’ingresso della Wjjf in Italia. Il gruppo di Silvestri all’epoca costituito da una decina di palestre tra la Toscana, l’Umbria ed il Lazio era andato ad unirsi a quello di Stelvio Sciutto che era entrato precedentemente nella Federazione di soke Clark ed aveva la carica di Dt nazionale. All’inizio tutto aveva funzionato bene ma col tempo, la situazione ed i rapporti tra il Dt e la sede inglese erano andati deteriorandosi. Ne risentiva la situazione in Italia e, dunque, Silvestri, in accordo con lo stesso Clark, decide di staccarsi dalla Fiam e di costituire un gruppo del tutto autonomo. A lui si uniscono, oltre alle società del suo gruppo, moltissimi altri club che, venuti a conoscenza della situazione, vogliono andare avanti in maniera diversa. Contemporaneamente, Silvestri svolge un grande lavoro di proselitismo e di ricostruzione dell’immagine Wjjf. Nel giro di tre anni, le società sono decine e, nel 1988, viene nominato responsabile nazionale mentre Sciutto lascia l’organizzazione. Seguono anni intensi e di grandi soddisfazioni. Il gruppo italiano, ora World ju-jitsu federation Italian management o Wjjim si fa conoscere ed apprezzare in tutta Italia. Vengono preparati decine di istruttori che iniziano ad operare con successo.

 L’attività cresce

E’ il tempo dei grandi stage e delle partecipazioni di successo alla Pasqua del Budo. Impossibilitato a partecipare a tutta la tourné per impegni di lavoro (giornalista professionista all’epoca inviato in Italia e all’estero), Silvestri inserisce, nel team internazionale della grande manifestazione, i due suoi collaboratori più vicini, Stefano Mancini e Riccardo Sanna. Non è facile riuscire in questa operazione perchè si tratta di mettere degli italiani al fianco di grandi maestri internazionali. Ma Silvestri ci riesce e all’edizione di Livorno, il maestro dei due ottimi atleti ha la soddisfazione di presentare un grande team nel quale lui stesso, nell’occasione prende parte.

Intanto si organizza una attività di grandi proporzioni. Stage periodici, ai quali intervengono spesso maestri da tutto il mondo (tra gli altri i giapponesi Kazuhiro Kitada e Tanaka), gare di kick jitsu versioni semi, light e full contact, per demo team, kata ed embu. Quindi, col tempo, lotta a terra. Tutto per dare la più ampia possibilità di scelta e di espressione ai praticanti. Che continuano a crescere ogni anno. Si delineano appuntamenti base, quali la Coppa Italia di Norcia, dedicata a Vairo Bacaro, uno dei fondatori della Italian Management insieme a Silvestri ed a Patrizio Rizzoli che poi ha creato la Ikjf. Bacaro, purtroppo, è scomparso in un incidente aereo nel 1989, quando si cominciavano a vedere i frutti di tanto lavoro. Tragica la sorte anche per un altro grande della Italian management, Fabio Fontanella che scompare per una intossicazione da ossido di carbonio nella sua villa di Desenzano.

Ma la via dell’Italian management non si ferma. Ed anzi proprio per rendere onore ai due cari amici passati in un altro mondo l’attività si rafforza sempre più. Ad oggi, a due anni dalla scomparsa del maestro Robert Clark, l’organizzazione diretta da Silvestri conta migliaia di iscritti in tutta Italia, un attività di stage e competizioni di grande livello. Ma soprattutto un patrimonio tecnico che spazia dall’Oriente ad Occidente e dunque dal Giappone ad Israele senza dimenticare la Gran Bretagna naturalmente.

 Via del Giappone e della Gran Bretagna

L’Italian management ha ottenuto il riconoscimento del Giappone attraverso il suo Dt nazionale. Dopo anni di contatti con il maestro Kazuhiro Kitada venuto per la prima volta in Italia nel 1981, nel 2008 Silvestri viene chiamato in Giappone per una notizia importantissima: iniziare un percorso di formazione per divulgare la scuola Yamato Yoshin ryu in Occidente. Così, prima da solo poi con il figlio Michele, il Dt italiano trascorre lunghi periodi di studio a Nishinomya (Kobe). Con lui si preparano due maestri giapponesi. Ma al momento di scegliere il suo successore il maestro Kitada, destando non poco scalpore e anche qualche scontento, nomina Silvestri 19esimo soke della scuola Yamato Yoshin ryu. Per la prima volta dal diciassettesimo secolo, il titolo è assegnato ad uno straniero. A Silvestri, come vuole la tradizione, viene imposto un nuovo nome dal soke uscente. A Maurizio dovrà aggiungere quello di Yamato che in antico giapponese significa la via della pace.

Da Kobe a Liverpool il passo è breve quando si lavora per il ju-jitsu. E così si intensificano i contatti con quelle scuole che hanno portato avanti, da sempre, lo stile ed i programmi Wjjf. Nel dicembre del 2014 si a Livorno si consolida il sodalizio tra Silvestri e Garry Phillips, già stretto collaboratore di soke Clark. –con lui si avvia un percorso che porterà alla costituzione della World ju-jitsu kobudo krav maga association della quale fanno parte, con Silvestri e Philips, il maestro Kitada ed il maestro Amnon Aloni, docente incaricato dalla accademia nazionale di Wingate (Israele) di formare istruttori di krav maga in Europa.

Verso l’unità del ju-jitsu in Italia. Nel gennaio 2015 lo storico accordo di collaborazione con l’Associazione italiana ju-jitsu, organizzazione nazionale depositaria del Metodo Bianchi che fa capo all’International ju-jitsu federation. Silvestri ed il presidente dell’Aijj, Dario Quenza firmano un protocollo di intesa col quale si riuniscono le forze e si stabilisce un programma di lavoro che prevede stage, scambi tecnici e competizioni in comune. Naturalmente le due associazioni sanciscono il riconoscimento reciproco di gradi di dan e qualifica. I diplomi della Italian management e della Aijj godranno dunque delle prestigiose firme di maestri di tutto il mondo, Giappone compreso. Italian management e Aijj sperano che con il loro esempio altre realtà si uniscano al progetto di unificazione del ju-jitsu nazionale.